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L'Epifania in Lucania: la notte dei Cucibocca

Le tradizioni legate all’Epifania nella collina di Montescaglioso

di Michela Appio


L'Epifania è appena trascorsa, ma vi vogliamo accompagnare in un viaggio nel tempo sulla Via Ellenica del Cammino Materano.

La sera del 5 Gennaio è infatti una serata speciale per Montescaglioso, affascinante realtà della provincia materana, che vive la notte dei Cucibocca.

I Cucibocca sono figure ancestrali che indossano mantelli e cappotti scuri, un grande cappello di paglia e una lunga barba bianca di canapa maleodorante che nasconde del tutto il volto, recano in mano un canestro, una lucerna ed un lungo ago da calzolaio.

maschere


Talvolta inforcano grandi occhialoni fatti di bucce d’arancia e un bastone sormontato dalla Quaremma; spaventosi si aggirano, così, per le strade del centro storico per soddisfare la curiosità dei bambini e degli adulti facendo un cupo rumore ad ogni passo a causa della catena legata al loro piede e al continuo roteare della “trozzola” nelle loro mani, che ricorda, con il suo lugubre suono, che nella stessa notte si aggirano “l’anim du Priatorij”, le anime costrette a scontare per lungo tempo la loro pena nel Purgatorio.

Secondo la tradizione montese, il rumore del Cucibocca aveva come scopo l’incutere timore nei bambini: questi, infatti, spaventati dalle sinistre figure, andavano presto a letto e permettevano così alla Befana di riempire le calze con dolci e regali.


bambino

Questa stessa notte, si è soliti consumare “le nove cose”, nove bocconi costituiti da nove diverse pietanze della cucina contadina legati alla tradizione dei doni (costituiti generalmente da cibo) di Gesù Bambino. Il nove è di facile spiegazione, basti pensare alla simbologia cristiana di questo numero (simbolo del miracolo in quanto quadrato di 3, simbolo della Trinità e del sacrificio di Cristo per la salvezza degli uomini; nei Vangeli Cristo è crocifisso alla terza ora (nove del mattino), comincia l’agonia alla sesta e spira alla nona).

Un’altra suggestiva tradizione evoca memorie ancora più ancestrali: nella notte che precede l’Epifania, la notte dei Cucibocca, appunto, gli animali riacquistano il dono della parola, possono predire l’immediato futuro e, guidati dalla civetta, che spesso si trova associata alla figura del Cucibocca, hanno anche il potere di maledire gli uomini che maltrattano le bestie o comunicare loro messaggi da decifrare. I Cucibocca, nella rielaborazione popolare della credenza, dunque, molto probabilmente simboleggiano gli animali o quegli uomini trattati come tali che, spezzate le catene della schiavitù, si sottraggono, almeno una volta nell’anno, alla prepotenza del padrone.

piazza


Il fatto che i figuranti portino con loro un ago da calzolaio per cucire la bocca potrebbe significare mettere fine all’abbondanza culinaria delle festività del Natale come vorrebbe la tradizione cattolica che ha largamente inglobato tutte le figure della cultura popolare. Probabilmente sono legati anche all’immagine orientalizzante dei Re Magi descritti con lunghe barbe.

Inoltre, di antichissima tradizione, si tramanda che nella notte del 5 gennaio si era soliti organizzare regolamenti di conti tra i massari che avvenivano in forma pubblica con un vago sapore di “sfida a duello”, duelli forse legali o, più sicuramente, clandestini e particolarmente vivaci e pericolosi. Ecco perché i Cucibocca indossano il pastrano (tipico mantello nero dei pastori), un “fisculo” (la ruota intrecciata che si usava nei frantoi sotto la pressa) come cappellaccio per non essere riconoscibili e l’ago che potrebbe essere la riduzione simbolica e rituale della spada o del pugnale con cui avvenivano i regolamenti di conti.

lanterna


Un’ ulteriore interpretazione più dotta vorrebbe che il Cucibocca sia in realtà un mix tra Arpocrate e Diogene le cui immagini campeggiano negli affreschi della Biblioteca dell’Abbazia benedettina di San Michele Arcangelo, monumento simbolo di Montescaglioso.

Probabilmente quando l’abbazia venne abbandonata i contadini e i popolani che vi si intrufolarono, ammirando gli affreschi della biblioteca, che come in tutti monasteri, soprattutto benedettini, era il cuore della conoscenza e dunque del potere derivato dal possesso della stessa, affinarono le fattezze di questo personaggio, e pur non conoscendone il reale significato, si ispirarono proprio a Diogene o alla simbologia alchemica degli affreschi (ecco perché la lanterna portata da alcuni Cucibocca, simbolo della ricerca dell’essenza dell’uomo, della condanna degli eccessi e dell’imminente sovvertimento dei ruoli tra le categorie umane. Elementi tipici del pensiero filosofico di Diogene (che negli affreschi della biblioteca si trova in buona compagnia di Aristotele e Platone) e di Arpocrate che, con il suo emblematico gesto invita al silenzio, e a "cucirsi la bocca" per non svelare i segreti della sapienza e a far sì che venga ristabilito l’ordine tra chi detiene il potere e chi deve tornare a tacere sottomesso, incatenato. 

affresco

Quindi, potremmo leggerci in aggiunta (o almeno ci piace pensarlo), che, andati via coloro i quali possedevano il patrimonio ingente dei beni del monastero (e di conseguenza gestivano anche le vite dei contadini che lavoravano nelle numerose e ricche grancie dell’abbazia sparse in un territorio molto vasto, il quale addirittura raggiungeva le coste del metapontino e di Taranto), i popolani abbiano avuto un moto di ribellione assumendo le vesti del Cucibocca per sovvertire,  finalmente, questo ordine di cose rimasto per secoli immutato. 


Fonti:
Cea Montescaglioso 
Montescaglioso.net
Comune di Montescaglioso
ProLoco Montescaglioso
Matera Inside

Per le immagini:
Mauro Bubbico
Mariano Silletti
Andrea Semplici
Carmensita Bellettieri
FoodFileBasilicata
Carla Cantore

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