Il Cammino


Sei vie nel cuore del Sud Italia

Cos'è il Cammino Materano?


Il Cammino Materano nasce da una semplice domanda posta da un pellegrino olandese a uno degli ideatori mentre attraversava i Pirenei sul Cammino di Santiago. “Perché non si può camminare nel Sud Italia?” Effettivamente una risposta non c’era. Lui e i suoi colleghi avevano da sempre percorso a piedi le aree interne del Mezzogiorno, ma mai avevano pensato di strutturare un cammino, di aprire una strada nuova unendo i frammenti di quelle antiche..

E così, sfruttando anche la loro competenza di archeologi, di storici e guide ambientali, Angelofabio Attolico, Claudio Focarazzo e Lorenzo Lozito, si misero in marcia alla ricerca di queste vie e iniziarono passo dopo passo a costruire una nuova viabilità contemporanea.

Il progetto nasce con lo scopo di proporre attraverso la viabilità lenta, un nuovo modello di turismo, destagionalizzato ed ecosostenibile che permetta di valorizzare socialmente, culturalmente ed economicamente le aree interne, normalmente non interessate dai circuiti del turismo tradizionale.

Il cammino è infatti lo strumento perfetto per entrare in contatto con la vera essenza del territorio e apprezzare pienamente tutte le sue risorse: naturali, storico-archeologiche, enogastronomiche, ma anche quelle umane, intese come singole persone e comunità locali. Esso è una rete che collega tutti questi elementi attraverso un’esperienza, sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale, aperta sia agli adulti che ai bambini, sia ai turisti e sia ai residenti.

Il punto di forza di questa proposta è il recupero di una dimensione più autentica, più intima e vicina al nostro essere, attraverso la riappropriazione del proprio tempo, del proprio corpo e dei propri sensi: mettersi in cammino significa rimettere in equilibrio spirito e corpo, armonizzarsi con la natura e tutto ciò che ci circonda; significa sviluppare una concezione nuova della propria esistenza.


Come ha giustamente osservato David Le Breton nel suo Il mondo a piedi. Elogio della marcia:

Camminare, nel contesto della realtà contemporanea, parrebbe esprimere una forma di nostalgia, oppure di resistenza. I camminatori sono persone singolari, che accettano per qualche ora o qualche giorno di uscire dall’automobile per avventurarsi fisicamente nella nudità del mondo.

L’atto del camminare rappresenta il trionfo del corpo, con sfumature diverse secondo il grado di libertà della persona. Favorisce l’elaborazione di una filosofia elementare dell’esistenza basata su una serie di piccole cose, induce per un momento il viandante a interrogarsi su di sé, sul suo rapporto con la natura, con gli altri, a meditare su un’inattesa gamma di questioni.

In questo senso il Cammino Materano è un cammino spirituale e di resistenza contro la frenesia della modernità: la lentezza è infatti la vera destinazione, la chiave per la comprensione di se stessi e del mondo circostante. Perché solo a piedi è possibile pienamente conoscere e comprendere ciò che sta fuori e dentro di noi e solo viaggiando a piedi è possibile entrare in contatto con la vera essenza del territorio, intesa come natura e storia, relazioni umane, enogastronomia ed ospitalità.

il progetto è riconosciuto nell’Atlante dei Cammini del Ministero della Cultura e dalla Regione Puglia; è stato inoltre nominato best practice europea dal Progetto di Cooperazione Internazionale Green Pilgrimage.

Sei vie per Matera


Proprio nel periodo normanno la parcellizzazione delle proprietà agrarie, ereditata dal sistema dei korìa bizantini, trova un suo assetto nel sistema dei casali, piccoli villaggi rurali inizialmente composti da poche famiglie che condividono i mezzi per coltivare un numero più o meno limitato di terreni.

Questa impostazione, che prosegue in età sveva e angioina, per mutare solo a partire dall'età aragonese, ha lasciato un'impronta indelebile nel paesaggio agrario del meridione d'Italia, avendo due risultanze opposte: da un lato fenomeni di sinecismo che hanno portato alla creazione di veri e propri paesi di dimensioni maggiori, dall'altro alla comparsa in età moderna delle più note Masserie, veri e propri centri di produzione agricola giunti fino ai giorni nostri. Intorno a questi edifici per diversi secoli si è articolata una vera e propria civiltà contadina, fatta di un'intima conoscenza dei cicli della natura e di un profondo rispetto del territorio, modificato sempre in modo armonico e funzionale.

Un sistema culturale, fatto di competenze tecniche, mestieri, narrazioni, saperi e valori che oggi sarebbe necessario almeno in parte recuperare per elaborare nuovi modelli utili a cogliere la sfida della transizione ecologica, mettendo al centro la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile delle comunità.

Il Cammino non segue un percorso “filologico” in senso stretto come la Via Appia o la Via Traiana, ma ha messo a sistema strade secondarie romane, vie medievali, tratturi e sentieri, nell’intento di tenere insieme una direzione che fosse anche un’idea, ovvero quella di attraversare le sconosciute aree interne del Meridione d’Italia, per giungere nel cuore di un territorio, oggi considerato marginale, ma che per millenni è stato un centralissimo punto di equilibrio di popolazioni e culture diverse.

Al momento i due cammini aperti e percorribili in autonomia sono la Via Peuceta (da Bari a Matera) e la Via Ellenica (da Brindisi a Matera). La Via Lucana, da Tricarico a Matera, sarà aperta nel corso del 2022.

Cos'è il Cammino Materano?


Matera è una delle città più antiche del Mediterraneo, un luogo in cui l’uomo vive ininterrottamente a partire dal Paleolitico. Il paesaggio rupestre dei Sassi, mirabile esempio di bioedilizia e di adattamento umano, è stato definito “paesaggio culturale”, in quanto espressione della civiltà e della cultura contadina. In senso più ampio Matera è una culla del genere umano, patrimonio dell’umanità e modello culturale per la straordinaria armonia ed equilibrio tra elemento naturale ed elemento umano. Un luogo degno di un pellegrinaggio.

La città è inoltre un luogo ancestrale sospeso nel cuore del Mezzogiorno, che solo recentemente è riuscito a riscattarsi da un infausto destino.


Nel 1948 P. Togliatti aveva infatti definito la città “vergogna nazionale” per le condizioni di povertà dei suoi abitanti, ben descritte da Carlo Levi nel suo celebre Cristo si è fermato ad Eboli:

Dentro quei buchi neri dalle pareti di terra vedevo i letti, le misere suppellettili, i cenci stesi. Sul pavimento erano sdraiati i cani, le pecore, le capre, i maiali. Ogni famiglia ha in genere una sola di quelle grotte per abitazione e ci dormono tutti insieme, uomini, donne, bambini, bestie. Di bambini ce n’era un’infinità. nudi o coperti di stracci. Ho visto dei bambini seduti sull’uscio delle case, nella sporcizia, al sole che scottava, con gli occhi semichiusi e le palpebre rosse e gonfie. Era il tracoma.

Sapevo che ce n’era quaggiù: ma vederlo così nel sudiciume e nella miseria è un’altra cosa. E le mosche si posavano sugli occhi e quelli pareva che non le sentissero coi visini grinzosi come dei vecchi e scheletrici per la fame: i capelli pieni di pidocchi e di croste. Le donne magre con dei lattanti denutriti e sporchi attaccati a dei seni vizzi, sembrava di essere in mezzo ad una città colpita dalla peste.

Da vergogna nazionale a Capitale Europea della Cultura 2019, il riscatto e la rinascita di Matera è, a nostro vedere, il simbolo del riscatto e della rinascita di quel Sud che, memore del suo passato, ha iniziato a camminare verso l’unico futuro possibile, un futuro sostenibile, in cui la cosiddetta mobilità lenta riveste un ruolo non secondario sotto molteplici aspetti, anche quello turistico.

L’attuazione e la promozione di un turismo destagionalizzato ed ecocompatibile è un eccellente strumento per salvaguardare l’inestimabile patrimonio naturale, culturale e umano che caratterizza le aree più interne e remote del Meridione, delle sorte di tanti piccoli e incantevoli Sud dentro il Sud.

La Credenziale


La Credenziale è una sorta di "passaporto" che attesta lo status di viaggiatore lento. All'interno della credenziale, il pellegrino avrà inoltre cura di far apporre i sigilla, o timbri, che attestano il suo passaggio nelle varie tappe del cammino.

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